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Ritornare all'acqua pubblica è davvero possibile?

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Ultimo aggiornamento Martedì 16 Settembre 2014 14:16 Scritto da Antonio Bodini Domenica 28 Aprile 2013 19:19

acqua pubblica a ParmaIl referendum del 2011 con il quale si è detto NO alla privatizzazione del servizio idrico non è stato che il punto di partenza per la ri-pubblicizzazione di un bene comune che appartiene alla nostra collettività: i cittadini hanno il diritto dovere di partecipare al "governo" dell'Acqua... ma ritornare all'ACQUA PUBBLICA è davvero possibile?

A tre anni di distanza dal referendum poche realtà hanno intrapreso il perscorso verso la ripubblicizzazione del servizio idrico. Nessuno, a tutt'oggi, pienamente compiuto. Di particolare significato l'esperienza di Reggio Emilia.

La forma di Azienda Speciale, la preferita nell'ambito di una riorganizzazione del servizio idrico più in linea con i contenuti dei questiti referendari, si scontra con difficoltà di ordine economco-amministrativo. La transizione è resa ancora più difficile dal recente decreto Sblocca Italia le cui norme , celandosi dietro la foglia di fico della mitigazione del dissesto idrogeologico (Capo III, art. 7), mirano di fatto alla privatizzazione del servizio idrico. Infatti, con questo decreto si modifica profondamente la disciplina riguardante la gestione del bene acqua arrivando ad imporre un unico gestore in ciascun ambito territoriale e individuando, sostanzialmente, nelle grandi aziende e multiutilities, di cui diverse già quotate in borsa, i poli aggregativi.

A Parma il Coordionamento Provinciale sta adoperando per aprire un tavolo di lavoro avente come obiettivo la ripubblicizzazione del servizio idrico. L'invito sarà esteso a tutte le amminsitrazioni comunali di tutto il territorio provinciale (contatti sono già in corso con il Comune di Parma), i gestori interessati e le organizzazioni dei cittadini. Una fase importante di questo tavolo partecipato sarà lo studio delle dinamiche economiche che sottintendono a questo passaggio, le problematiche leagte al mantenimento dei posti di lavoro, degli oneri economici da sostenere e soprattuto quali gli attori di questa possbile transizione e le sue forme. L'autunno che sta per iniziare ci vedrà impegnati su questo fronte, nella speranza di un convolgimento reale e fattivo di molti portatori di interessi a questo tavolo di lavoro che discuterà certamente di aspetti politici legati alla ripubblicizzazione del servizio ma che ha come obiettivo un vero e proprio studio di fattibilità della transizione verso una gestione competamente pubblica.

Che cos’è un’Azienda Speciale?

 L’azienda speciale viene definita dall’art. 114 del Testo Unico come “ente strumentale dell’ente locale dotato di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di proprio statuto, approvato dal consiglio comunale o provinciale”. I connotati caratteristici di tale modello gestionale sono la strumentalità, la personalità giuridica e l’autonomia imprenditoriale.

La qualificazione dell’azienda speciale quale ente strumentale dell’ente locale rivela l’esistenza di un collegamento inscindibile tra l’azienda e l’ente locale. “Strumentalità” sta a significare che l’ente locale, attraverso l’azienda, realizza una forma diretta di gestione del servizio, in quanto essa, seppur dotata di personalità giuridica propria ed essendo, dunque, soggetto diverso dall’ente locale medesimo, che si esprime sia nel momento genetico (istituzione ed approvazione dello statuto dell’azienda da parte dell’ente), sia anche durante il suo funzionamento (approvazione degli atti fondamentali, nomina degliorgani).

L’ente locale, dunque, si serve dell’azienda speciale per la gestione di un servizio pubblico e, quindi, per soddisfare un’esigenza della collettività in quest’ottica spetta  esclusivamente ad esso la fase “politica” della determinazione degli obiettivi e della  vigilanza sul perseguimento e raggiungimento di questi.

L’attribuzione della personalità giuridica, che costituisce il secondo elemento caratterizzante il modello aziendale, rende quest’ultima un soggetto a sé stante: essa dunque non appare più come un organo dell’ente locale a legittimazione separata, come era l’azienda municipalizzata prevista dal T.U. n. 2578/25.

L’attribuzione dell’autonomia imprenditoriale costituisce il terzo elemento caratteristico del modello aziendale. Con essa il legislatore ha voluto evidenziare che l’azienda non deve essere vista come un organo di esecuzione delle determinazioni dell’ente locale, ma come un’impresa alla quale si applica, salvo eccezioni, la disciplina del codice civile.

L’art. 114 del T.U.E.L. dopo aver definito l’azienda speciale come “ente strumentale dell’ente locale dotato di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale”, stabilisce che essa deve avere un proprio statuto, ma che questo deve essere “approvato dal consiglio comunale o Provinciale”; lo statuto ed i regolamenti disciplinano, nell’ambito della legge, l’ordinamento ed il funzionamento dell’azienda. La gestione dell’azienda deve essere improntata a criteri di efficacia, efficienza ed economicità. Sussiste altresì l’obbligo di perseguire il pareggio del bilancio attraverso l’equilibrio dei costi e dei ricavi. Per di più l’art. 114 stabilisce che l’ente locale conferisce il capitale di dotazione; determina le finalità e gli indirizzi; approva gli atti fondamentali; esercita la vigilanza; verifica i risultati della gestione; provvede alla copertura dei costi sociali. Atti fondamentali - come tali soggetti all’approvazione dell’ente locale - devono essere considerati, ai sensi dell’art. 114: il piano programma comprendente un contratto di servizio che disciplini i rapporti tra l’ente locale e l’azienda speciale; i bilanci economici di previsione pluriennale ed annuale; il conto consuntivo; il bilancio di esercizio.

 

Appello contro la multiutility del Nord

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Scritto da Administrator Mercoledì 14 Marzo 2012 22:58

La proposta di creare una grande multiutility del nord  (A2A, Iren, Hera, ecc..)  ci ripropone l'idea di vendere servizi essenziali per coprire buchi di bilancio; punta a superare i debiti delle aziende attraverso economie di scala. E’ un’operazione lobbistica e verticistica di istituzioni, managers e correnti di partiti, estranea alle città interessate, che espropria i consigli comunali dei loro poteri e allontana le decisioni dal controllo democratico. Oggi serve una gestione dell'acqua, dei rifiuti, del TPL, dell'energia, prossima ai cittadini e alle amministrazioni locali, per garantirne la trasparenza e la partecipazione nella gestione dei servizi.

Oggi più che mai una scelta del genere non deve essere perseguita. Al contrario è necessario aprire un ampio dibattito pubblico che coinvolga le amministrazioni locali, le assemblee elettive, coloro che hanno promosso e vinto i referendum, le associazioni, i comitati, tutti coloro che vogliono preservare l’universalità dei diritti fondamentali, come l’acqua, e tutelare i diritti dei lavoratori. Riteniamo indispensabili modalità nuove ed etiche per garantire ai Comuni investimenti pubblici necessari a realizzare politiche ambientali di risparmio idrico ed energetico e di riduzione, recupero e riuso dei rifiuti - obiettivi previsti dalla Direttiva Europea sulla promozione delle fonti rinnovabili. Non accettiamo di farci espropriare delle condizioni minime per esercitare i diritti di cittadinanza, di riproducibilità della nostra vita associata, in armonia con l'ambiente.

Per queste ragioni, pensiamo sia interesse di tutta la società civile fermare questo progetto che si presenta come un ulteriore attacco alla democrazia e ai beni comuni. Chiediamo a tutte le forze politiche, sociali e sindacali, in particolare quelle che hanno sostenuto i referendum, di prendere una posizione chiara opponendosi con decisione a questo progetto e portandolo alla discussione e al pubblico dibattito. Ci impegniamo a favorire tutti i possibili momenti informativi, di dibattito e di sensibilizzazione.

Firma l'appello contro la creazione della multiutiliy del NORD.

 

Gli Ambiti Territoriali Ottimali dell’Emilia Romagna dopo il Referendum sull’Acqua (di Raffaele Tagliani)

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Novembre 2011 18:15 Scritto da Francesco Camattini Martedì 08 Novembre 2011 14:57

Dopo 5 mesi dall'esito referendario riscontriamo un arretramento culturale da parte della politica rispetto la volontà palesemente espressa dai circa 27 milioni di cittadini italiani.

Gli art. 4 e 5 del Decreto 138 nella così detta Manovra di Bilancio approvata con voto di fiducia nel settembre scorso, rilanciano -in modo neppure del tutto subdolo- la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Nonostante  dal provvedimento sia stato  escluso il bene 'acqua',  ciò non toglie che la volontà in essa espressa sia quella di forzare il cuore della volontà popolare e di incentivare le dismissioni dei beni comuni con lo scopo di affidarli alle logiche del mercato.

D'altra parte tale filosofia si riscontra anche  nella stessa lettera della BCE e gli indirizzi generali della Commissione Europea procedono in senso analogo: la crisi si supera smantellando il welfare e privatizzando i servizi pubblici.

Anche per questo diventa importante sensibilizzare l'opinione pubblica sui pericoli che il nostro paese sta correndo attraverso un vuoto legislativo mantenuto ad arte dal Governo italiano che tenta di invalidare i processi abrogativi dei referendum. 

Medesima rimozione politica  si può riscontrare  nell'applicazione del secondo quesito referendario che prevedeva l'eliminazione della quota di remunerazione del capitale investito nella tariffa del servizio idrico attualmente applicata: ad oggi nulla è cambiato.

Insomma un panorama, quello del dopo referendum, assolutamente delicato che rischia -attraverso la dissolvenza dell'interesse generale riscontrato nei giorni del referendum- di perdersi nel nulla di fatto, lasciando immutate le condizioni prereferendarie con l'aggravante di una crisi che acutizza gli esiti di partecipazione democratica futura. 

La Manifestazione del prossimo 26 novembre a Roma ha fondamentalmente questo scopo: riportare al centro dell'interesse generale del Paese il tema del rispetto democrarico del Referendum di giugno e l'esigenza di abbondonare le disastrose ricette neoliberiste che hanno portato alla crisi attuale; insomma la difesa del bene acqua come paradigma per una styrada alternativa per uscire dalla crisi mondiale. 

Sul piano più locale un altro appuntamento che molto si intreccia con gli esiti refrendari è la prossima riscrittura della Legge di riforma dell' ATO Regionale (ambiti teritoriali ottimali) che fino ad oggi ha governato il sistema idrico regionale. Se non in modo totale - non potrebbe essere ovviamente tale visto la fonte nazionale di riferimento - il livello regionale rimane comunque un ambito politico/istituzionale molto importante per una corretta impostazione e governance del sistema idrico del territorio Emilia Romagna.

   

Lettera aperta al Sindaco

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Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Settembre 2011 13:54 Scritto da Administrator Lunedì 12 Settembre 2011 13:52

Di seguito pubblichiamo la lettera ai Sindaci che  i Coordinamenti per l’Acqua Pubblica di Parma e Piacenza presenteranno domani in una conferenza stampa congiunta nelle due province. La lettera è redatta a partire dal testo condiviso dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua 

Gentile Sindaco di Parma

Il 12 e 13 giugno la maggioranza assoluta delle italiane e degli italiani ha votato Sì ai due referendum per l'acqua bene comune. Dopo molti anni i referendum hanno di nuovo raggiunto il quorum e sono tornati ad essere lo strumento di democrazia diretta che la Costituzione garantisce. Oltre il 95% dei votanti si è espresso dunque in favore della fuoriuscita dell'acqua e dei servizi pubblici da una logica di mercato e di profitto.

Ripubblicizzazione del servizio idrico integrato

Il combinato disposto dei due quesiti referendari consegna un quadro normativo che rende necessaria la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. Infatti, così come sancito nella sentenza della Corte costituzionale di ammissibilità del I° quesito, l'abrogazione del Decreto Ronchi rimanda direttamente alla disciplina comunitaria la quale prevede anche la gestione pubblica (tramite enti di diritto pubblico) dell'acqua, mentre l'abrogazione della parte del comma 1 dell'art. 154 (D.lgs 152/2006) relativa all'adeguata remunerazione del capitale investito ha eliminato la possibilità per il gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa. Anche in questo caso la Corte costituzionale ha decretato che la nuova tariffa è immediatamente applicabile e deve prevedere esclusivamente la copertura dei costi.( sentenza n. 26 del 12.01.2011),

 

7 settembre 2011: mobilitazione nazionale dei movimenti per l’Acqua Pubblica

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Settembre 2011 10:52 Scritto da Administrator Mercoledì 07 Settembre 2011 10:47

protesta di fronte alla prefetturall Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua sarà in campo oggi pomeriggio in molte piazze italiane, per contrastare l'approvazione di una manovra economica iniqua e sbagliata. Una manovra che non solo colpisce pesantemente le fasce più deboli della popolazione, ma attacca anche i principi costituzionali fondamentali, da quelli relativi al mondo del lavoro fino alla stessa democrazia, esercitata a giugno dalle italiane e dagli italiani attraverso lo strumento referendario.  Il provvedimento ripropone infatti, all'art. 4, la privatizzazione dei servizi pubblici locali, disconoscendo di fatto i risultati referendari con cui, in modo netto e chiaro, il popolo italiano ha detto no alla cessione al mercato dei beni comuni e no ai profitti sull'acqua. In questo modo si calpesta la forte domanda di partecipazione alla vita politica del paese che è venuta dai referendum del 12 e 13 giugno.

Oggi 7 settembre  tutti davanti alla prefettura di Parma a partire dalle ore 18,00 per ribadire a gran voce che sui referendum e acqua indietro non si torna!

   

Condominio Mediterraneo

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Agosto 2011 12:24 Scritto da Francesco Camattini Mercoledì 10 Agosto 2011 12:14

Non dobbiamo pensare che le rivolte -da piazza Tahir a Londra, passando per la Spagna- o i movimenti dei cittadini che lottano per cause come l’Acqua Pubblica (il referendum italiano) siano in qualche modo collegate...ovvero ci sia lo stesso “spirito” di contestazione che le anima.

Credo piuttosto che in un certo condominio, chiamiamolo CONDOMINIO MEDITERRANEO sia venuta a mancare la luce, la corrente. Ai piani bassi, gli studenti sono usciti in strada per vedere cosa è successo, gli anziani al secondo piano si lamentano, la famiglia del terzo piano, quella con tre bambine,  è in agitazione perchè non va più la lavatrice. Insomma fino al quinto piano ci sono diversi motivi per manifestare il proprio disappunto o la scocciatura.

 

Il Festival di Federutility sull'acqua prende in giro i cittadini

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Scritto da Administrator Giovedì 28 Luglio 2011 08:50

Le società associate a Federutility organizzeranno il cosiddetto “Festival dell’acqua”, a loro dire, in continuità con il referendum. Una lettura che distorce la realtà che ha visto Federutility tra gli avversari più convinti della campagna referendaria per l'Acqua Bene Comune.

Il Festival partirà da Genova e girerà tutta l'Italia, per portare dovunque il suo ingannevole messaggio pubblicitario.

Le società che fanno parte di Federutility gestiscono il Servizio idrico in Italia (e all'estero), oltre ad altri servizi come i rifiuti e l'energia; sono Società per Azioni, alcune delle quali quotate in Borsa, che nulla hanno a che vedere con la gestione pubblica dell'acqua essendo quelle che speculano e fanno profitti sull'acqua.

Il Comitato Referendario “2 Si per l’acqua bene comune”, denuncia l'impostazione del Festival, del tutto forviante rispetto all'esito referendario da parte di Federutility. Federutility, per bocca del suo presidente Roberto Bazzano (nonché presidente di Iren), si è apertamente e pubblicamente pronunciata contro i referendum e a favore dei profitti sull'acqua. Il Festival dell'Acqua vuol far credere che le multiutility gestiscono il Servizio Idrico nell'interesse dei cittadini. L’esperienza dimostra ampiamente il contrario e 27 milioni di elettori si sono espressi per una gestione pubblica e partecipativa dell'acqua. Gli amministratori locali, invece di fare passerelle mediatiche e di sponsorizzare pubblicità ingannevoli, si impegnino immediatamente per applicare la volontà popolare: togliere subito i profitti dei gestori dalle bollette e ripubblicizzare il servizio idrico.

Comitato Ligure
"2 SI' per l'Acqua Bene Comune"

   

Tra piazza e palazzo... cosa succede in città? Video della serata

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Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Luglio 2011 08:56 Scritto da Administrator Giovedì 21 Luglio 2011 16:15

Lunedì 25 alle ore 21:00 presso il podere Bizzozzero (sede Legambiente, via Bizzozzero 19) si è tenuto l'incontro:

 Tra piazza e palazzo... cosa succede in città?

organizzato dall'Associazione Politica e Democrazia.

Sono intervenuti: Sergio Manghi (sociologo), Vincenza Pellegrino (consigliera comunale PD), Andrea Bui (coordinamento La Piazza); ha coordinato Giuseppe Bizzi, presidente dell‘Associazione Politica e Democrazia.

Come Coordinamento Acqua Pubblica siamo molto interessati alle occasioni in cui ci si confronta tra cittadini sul futuro della città; abbiamo seguito da vicino questo dibattito trasmettendolo in streaming su questa pagina.

 

Decreti del Presidente della Repubblica di attuazione dei referendum

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Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Luglio 2011 11:55 Scritto da Administrator Venerdì 22 Luglio 2011 11:43

Con soddisfazione vi annunciamo che il 20 luglio 2011 sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i Decreti Presidenziali di abrogazione delle leggi oggetto dei referendum:

I decreti hanno effetto a decorrere dal giorno successivo alla loro pubblicazione.

W l'Acqua!

   

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